lunedì 10 giugno 2013

Settimo: non rubare

L'applicazione del watermark è il modo più diffuso per tutelare le proprie immagini una volta che vengono pubblicate sul web. L'utilizzo è duplice: da una parte ci si cerca di proteggere contro il furto e l'uso non autorizzato della propria foto, dall'altra è la firma, la dichiarazione di proprietà qualora venisse usata da terzi.

Esistono alcuni tipi di applicazione di loghi e firme su un'immagine.



L'artista

Applica la firma in basso a destra o a sinistra. E' il modo più sobrio di apporre il watermark ma anche il più fallace: basta un crop e sparisce. Nei casi più semplici di sfondi compatti (per esempio paesaggi) il timbro clone di Photoshop evita al malandrino persino la fatica del ritaglio.








Il bioetico (attenzione che qui c'è una battuta complicata)

Per evitare la clonazione appone la firma in modo che si sovrapponga ad elementi diversi. In tal modo l'uso del timbro clone viene seriamente compromesso. Anche la bellezza della foto eh.







Il writer

Se le cose si fanno, si fanno bene. Per cui una bella scritta centrale in opacità è quello che ci vuole.










Il creativo

No, scherzo, il creativo non esiste ma sognavo da tempo di fare una stupidaggine così su una foto. Nessie nel laghetto e Baby Mostro che sbuca dall'albero sono davvero il mio miglior lavoro di sempre.







E quindi come risolvo il problema della proprietà intellettuale di una foto?
Iniziamo col furto per l'utilizzo non autorizzato di un'immagine.
Può capitare quando una mia foto viene scaricata da un social o da una qualsiasi web gallery e proposta come propria. Può capitare, ma solo con le foto belle. E a volte le foto fanno proprio sanguinare gli occhi, son talmente brutte che il watermark le migliora.

La prima domanda sarebbe dunque "che cosa voglio proteggere?". La mia foto è davvero passibile di furto? O è una foto largamente banale che nessuno si sognerebbe di rubare per attribuirsela?

La risposta è semplice: i grandi fotografi firmano le stampe, non i file.
Poi c'è una risposta ancora più semplice: il furto è reato. La mia dirimpettaia lascia spesso la porta di casa aperta mentre va a buttare la spazzatura o va a fare la spesa. Questo mi autorizza ad entrare in casa sua e prendere quello che mi piace? Se trovo una vettura con le chiavi nel cruscotto e nessuno alla guida, forse quella vettura diventa mia? Ecco, no.
Esistono poi motori di ricerca come Tineye che permettono di risalire al percorso che una foto ha fatto online. Ed a quel punto si può procedere legalmente contro chi ha utilizzato illecitamente un'immagine.

Io credo quindi che rubare una foto sia reato. E abbiamo una legislazione ben articolata che ci tutela. E se viviamo in un mondo dove non viviamo nel timore di furti e appropriazioni illecite, forse siamo i primi a renderlo un posto migliore.

Se si ruba una foto brutta, invece, è carità.

Il secondo motivo per cui applicare una firma digitale è affermare la paternità dell'elaborato soprattutto nel caso che la foto abbia una grande diffusione o venga utilizzata da terzi. Voglio che si sappia che questa foto bellissima e preziosissima l'ho scattata, elaborata e pubblicata io.

A questo punto io propongo l'educazione. Non nel senso di "mi scusi" e "per favore" ma proprio di educare alla fotografia. Esempio: io faccio una bella foto a Gianfaldone e lui, tutto contento, la pubblica su un social e addirittura mi chiede il permesso di usarla sul suo sito di maniglie per termosifoni. Per riconoscermi la dignità di autore mi dice "Firma la tua foto, sicché il mondo intero sappia che artista meraviglioso che sei!".

E no. Sono un artista meraviglioso e poi rovino la mia creatura con una firma sovrimpressa?

E quindi rispondo a Gianfaldone che la foto gliela regalo e se gli piace proprio così tanto sarà lui a scrivere i credits e a citarmi come autore.

Non suona dannatamente meglio? Il regalo funziona sempre, ma proprio sempre. E poi educo: la mia foto non è frutto di un click: ci ho lavorato, ci ho messo la mia conoscenza, i miei studi, il mio tempo. Tutto questo ha un valore che può essere riconosciuto dicendo "ehi, vi piace questa foto? Me l'ha fatta Aldo!".
Questa è la pubblicità che mi interessa, quando un cliente (anche se non pagante) soddisfatto mi promuove con altre persone.

Ed io faccio la figura del gran signore, che regala la foto.

Va bene, e se invece è proprio un cliente, uno di quelli che mettono mano al portafoglio e mi pagano in paperdollari?

Se ha pagato le foto sono sue. Se vado al ristorante e mangio una buona pizza non voglio l'obbligo di girare tutto il giorno con i biglietti da visita della pizzeria cuciti sulla maglietta. Ma posso educare il cliente. Dirgli che se quel tale servizio di cerimonia gli è piaciuto e vuole pubblicare le foto su un social, può aggiungere che io sono l'autore e gli suggerisco i link o la frase da mettere. Ma solo se vuole. Gli lascio la libertà di promuovermi. E se mi chiede lui stesso di firmare le foto la mia risposta è sempre no, che le ha pagate e sono sue. Ma che gradisco se è lui a voler parlare bene di me.

Cosa ottengo?
a) una vita più serena, non vissuta all'ombra del furto. Se mi rubi la foto per dire che è tua sei un poveraccio, se mi rubi la foto e ti fai gran soldoni io getterò sale sulle tue ferite.
b) educo alla fotografia: mi interessa che siano gli altri ad affermare la qualità del mio lavoro. Se me la canto e me la suono da solo arrivo poco lontano.

A me non paiono due risultati così malaccio.



1 commento:

Dipingo Idee ha detto...

Sono d'accordo con te. E mi ha fatto piacere leggere questo post perchè volevo proprio sapere la tua opinione a proposito.. Grazie!